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Engineering
Prototype
Software
Un tempo progettare un nuovo prodotto era un’operazione che richiedeva tempi e costi a dir poco elevatissimi. Occorrevano anni per lanciare sul mercato un nuovo prodotto, per verificare la sua reale funzionalità ed il soddisfacimento del cliente. Quando qualcosa andava storto il processo ricominciava nuovamente e si impiegavano ulteriori anni per raggiungere un nuovo modello del prodotto che potesse soddisfare il cliente. Si trattava di una dura lotta contro il tempo nella quale, tra l’altro, il raggiungimento delle caratteristiche richieste per il prodotto poteva avvenire quando ormai questo era ritenuto obsoleto, sorpassato. Nel mercato di oggi la parola d’ordine è “rapidità”. Dalla nascita dell’idea al prodotto finito pronto, testato ed immesso sul mercato, passa un tempo infinitesimale se confrontato anche solo con pochi decenni or sono. Questa forte riduzione dei tempi è stata possibile grazie alla progettazione, l’analisi, la prototipazione e la produzione assistita dal computer, la tecnologia “Computer Aided”. Oggi è possibile sviluppare virtualmente l’intera catena produttiva partendo dall’idea iniziale, passando per tutte le fasi di progettazione, verifica e correzione, fino ai controlli dei processi produttivi e della qualità, andando a correggere ogni imperfezione prima di produrre realmente il bene e quindi limitando drasticamente le perdite di tempo e di denaro.
Progettazione
CAE
L’acronimo CAE “Computer Aided Engineering” sta a significare “ingegneria assistita dal computer”. Con tale dicitura si vuole intendere l’insieme delle applicazioni software che agevolano la risoluzione di problemi tecnologici tramite il calcolo numerico.
CAD - CADD
Il medesimo acronimo CAD viene attribuito a due differenti interpretazioni: “Computer Aided Drafting”, ovvero “disegno tecnico assistito dal computer”, e “Computer Aided Design”, ovvero “progettazione assistita dal computer”. Da questa duplice attribuzione nasce anche il termine CADD che ingloba il tutto in “Computer Aided Design and Drafting”. Il “Computer Aided Drafting” si riferisce al settore informatico dedicato all’utilizzo di tecnologie software (più precisamente computer grafica) volte all’attività di disegno tecnico (drafting). Lo scopo di questa tipologia di software non è tanto quello di rappresentare un manufatto quanto più quello di descriverlo mediante specifiche viste, sezioni, esplosi.
Il “Computer Aided Design” è caratterizzato da una netta differenza con la precedente descrizione, questa accezione fa infatti riferimento all’attività di progettazione (design) di manufatti. I sistemi “Computer Aided Design” hanno lo scopo di creare modelli 3D del manufatto. Tali modelli possono essere utilizzati per eseguire calcoli come le analisi statistiche, le analisi dinamiche e le analisi strutturali. Tuttavia, valicato questo limite della progettazione 3D, si inizia a parlare di “Computer Aided Engineering” (CAE).
CFD
L’acronimo CFD “Computational Fluid Dynamics” sta a significare “fluidodinamica computazionale” ovvero la tecnica che permette lo studio dei problemi di fluidodinamica mediante l’utilizzo del computer. Risulta indispensabile per agevolare ed accelerare lo studio delle problematiche che riguardano l’azione dei fluidi: forze aerodinamiche, motori, pompe, ecc.. Il software CFD si occupa in sostanza di risolvere rapidamente le equazioni della fluidodinamica: equazionidi Navier-Stokes, equazioni di Navier-Stokes in forma di Reynolds, equazioni del modello di turbolenza.
Analisi
I metodi di modellazione numerica sono strumenti in grado di rappresentare, con un’adeguata precisione, la geometria di un sistema tenendo conto del suo comporamento tenso-deformativo ed effettuando i debiti calcoli in tempi ragionevoli. La simulazione numerica riduce il numero di costosi progetti, di prototipi e di stampi, migliora la progettazione dell’attrezzatura e ne allunga la durata, riduce gli scarti di materiale, riduce il tempo di sviluppo del prodotto e migliora la qualità del prodotto stesso. E’ possibile classificare i metodi numerici in due grandi gruppi: i metodi al continuo ed i metodi discontinui.
Metodi al continuo (FDM, FEM, FVM, BEM)
Schematizzano il sistema come un dominio discretizzato (vedi la relativa definizione poco più in basso) in “unità elementari” di forma geometricamente semplice (triangoli, quadrilateri, tetraedri, ecc.) le quali, pur deformandosi, rimangano costantemente in contatto reciproco attraverso le relative superfici di separazione. Il mezzo così composto conserva in tutti i suoi elementi le proprietà osservate nell’insieme, per cui lo studio può essere condotto a livello fenomenologico anziché a livello “atomico”. <Jing 2003>
Metodi discontinui (DEM)
Rappresentano il sistema come un insieme di corpi discreti e distinti che interagiscono tra loro solo in caso di reciproco contatto. Il comportamento meccanico del mezzo è descritto tracciando l’andamento delle forze che si sviluppano nei punti di contatto ed i movimenti dei singoli elementi che lo compongono. Infatti, mentre nei metodi al continuo i contatti fra “unità elementari” rimangono invariati indipendentemente dalla risposta del modello, in quelli discontinui vengono aggiornati ad ogni iterazione in base alla posizione ed al movimento relativo dei singoli elementi. Grazie a questa peculiarità è possibile indagare l’evoluzione della risposta del sistema in condizioni di equilibrio stabile, limite ed a rottura, oltre la quale, a differenza dei metodi al continuo, è ammessa la separazione del dominio in blocchi che continuano a risentire delle sollecitazioni agenti. <Jing 2003>
Che cosa significa discretizzare un dominio?
Per semplificare il concetto diamo prima la definizione di “discreto” in campo matematico: trattasi di una composizione di elementi distinti, separati tra loro; un insieme discreto di punti è quello costituito da un numero finito o da un’infinità numerabile di punti. La discretizzazione rappresenta il processo di trasformazione di modelli matematici ed equazioni continue nelle controparti discrete. La discretizzazione delle geometrie di un oggetto 3D da analizzare consiste nella creazione delle cosidette “mesh”, si tratta di dividere una geometria in elementi contigui più semplici (ad esempio triangoli o quadrilateri) che approssimano la geometria stessa.
Il modello matematico di un qualsiasi problema ingegneristico comporta il calcolo, all’interno di un determinato dominio, dell’andamento di una funzione di interesse (generalmente a più variabili) che soddisfi un’equazione differenziale alle derivate parziali (PDE). I metodi di analisi, come ad esempio il FEM, permettono di determinare soluzioni approssimate alle equazioni differenziali in un dominio qualsiasi calcolando una funzione discreta (cioè per la quale vengono forniti i valori solamente in determinati punti) piuttosto che continua. Tali punti sono chiamati “nodi della griglia di calcolo”. La soluzione discreta dell’equazione differenziale è calcolata in “volumi elementari” definiti da gruppi di nodi adiacenti che costituiscono gli “elementi finiti”. La contemporanea soluzione in tutti i volumi elementari in cui si suddivide il dominio (imponendo opportune condizioni di congruenza sugli elementi adiacenti) costituisce il risultato del modello numerico.
Risulta pertanto importante discretizzare adeguatamente il dominio di integrazione al fine di ottenere una soluzione il più possibile vicina alle esigenze del progettista. Ad esempio, in un problema strutturale sarà necessario addensare i nodi della griglia, e quindi raffinare gli elementi finiti della mesh di calcolo, soprattutto in prossimità delle zone in cui si prevede una maggiore sollecitazione, così come in un problema di flusso risulterà importante aumentare la quantità di nodi soprattutto laddove si prevede una rapida variazione del gradiente idraulico, cioè in prossimità di pozzi o di sorgenti. Esempi di metodi di discretizzazione sono ad esempio il metodo ai volumi finiti (FVM), il metodo agli elementi finiti (FEM), metodo alle differenze finite (FDM), ecc..
FEM - FEA
L’acronimo FEM sta ad indicare “Finite Element Method” ovvero “Metodo degli Elementi Finiti”. Si tratta di una tecnica numerica che ha lo scopo di cercare soluzioni approssimate di problemi meccanici complessi (ad esempio problemi inerenti la deformazione del telaio di un’automobile) attraverso la risoluzione di equazioni differenziali alle derivate parziali le quali vengono ridotte ad un sistema di semplici equazioni algebriche. Le equazioni differenziali in questione sono generalmente caratterizzate da un dominio di forma complessa, o variabile; le soluzioni di tali equazioni differenziali non sono omogenee sul dominio o addirittura mancano di regolarità, esse si conseguono imponendo le condizioni iniziali e quelle al contorno. Il metodo FEM detiene una importante rilevanza nell’ambiente delle tecniche numeriche tra le quali troviamo anche il metodo delle differenze finite, il metodo dei volumi finiti, il metodo degli elementi al contorno, il metodo delle celle, il metodo spettrale, ecc.. L’acronimo FEA (Finite Element Analysis) si riferisce invece all’Analisi agli Elementi Finiti.
FDM
FDM sta per “Finite Difference Method” e cioè “Metodo delle differenze finite”, tale metodo si basa sull’approssimazione diretta delle equazioni differenziali parziali (Partial Differential Equations - PDEs) ottenuta sostituendo alle derivate parziali delle differenze definite sul dominio del problema (Jing, 2003). Si tratta quindi di approssimare un continuo in una serie di punti discreti. La soluzione del sistema derivante si consegue imponendo le condizioni iniziali e quelle al contorno.
FVM
FVM sta per “Finite Volume Method” ovvero “Metodo dei volumi finiti”, tale metodo si basa sull’approssimazione delle equazioni differenziali parziali in forma integrale. Si tratta di un metodo a cavallo tra il Finite Difference Method (FDM), rispetto al quale sopperisce alla mancanza di flessibilità in particolar modo circa la modellazione di griglie irregolari, condizioni al contorno complesse e l’analisi di materiali eterogenei (disomogenei), ed il Finite Element Method (FEM) con il quale presenta numerosi punti in comune. D’altra parte però il metodo dei volumi finiti pecca per una marcata difficoltà nel simulare sistemi discontinui che non consentono la continuità tra punti vicini della mesh.
BEM
BEM sta per “Boundary Element Method” ovvero “Metodo degli Elementi di Contorno”. Tale nome deriva dal fatto che questo metodo di analisi richiede la discretizzazione del dominio della soluzione solo ai bordi, ciò riduce le dimensioni del problema e semplifica i dati richiesti in ingresso. Esso si basa sulla risoluzione di un’equazione integrale definita sul contorno invece che sulla risoluzione diretta delle equazioni differenziali parziali come invece avviene nel metodo FDM e nel metodo FEM. A parità di livello di discretizzazione tale metodo comporta una maggiore precisione rispetto a questi ultimi (Jing, 2003).
DEM
DEM sta per “Discrete Element Method” vale a dire “Metodo degli elementi discreti”, si tratta di un metodo discontinuo che schematizza il sistema come un assemblaggio di blocchi connessi tra loro attraverso i relativi punti di contatto. Grandi spostamenti o rotazioni, fratture o completo distacco tra i singoli elementi sono ammessi nel DEM ed impossibili nei metodi FEM, FDM, FVM e BEM. Le condizioni di compatibilità sugli spostamenti rappresentano un’importante differenza tra i metodi al continuo e quelli discreti: nei primi la compatibilità deve essere imposta tra elementi interni ed è automatica nel FDM e nel BEM ma non nel FEM; nei secondi non è richiesta poiché è sostituita dai modelli costitutivi di contatto tra unità adiacenti.
Metodo delle celle (CM)
I metodi numerici partono dalle equazioni di campo scritte in forma differenziale e ottenute dall’analisi di porzioni infinitesime dei sistemi fisici. La necessità di focalizzare porzioni di spazio molto piccole (tendenti a zero) risiede nel tentativo di ottenere una soluzione esatta con un ottimo grado di approssimazione. Tali metodi costituiscono un valido mezzo di studio per casi ideali dato che si manifestano importanti limiti qualora le geometrie da analizzare non siano regolari (ad es. può succedere che le funzioni delle grandezze fisiche non sono derivabili rispetto alle coordinate di riferimento) e presentino quindi discontinuità geometriche oppure discontinuità nelle proprietà dei materiali o, ancora, particolari condizioni al contorno. Inoltre è opportuno notare che le equazioni ottenute, con i metodi numerici che volgarmente vogliamo chiamare tradizionali, descrivono in realtà il comportamento dei sistemi analizzati in relazione alle ipotesi poste sin dall’inizio e non alla reale situazione, ciò risulta tollerabile solo per geometrie regolari e con debite condizioni al contorno.
Quando invece si vanno ad analizzare sistemi reali le equazioni differenziali devono essere discretizzate e fatte quindi risalire a dimensioni le quali, nonostante siano molto piccole, sono comunque finite e risolvibili con l’utilizzo del calcolatore elettronico (computer aided). A tal fine sono state elaborate le metodologie introdotte nella sezione “Analisi” (FEM, FDM, FVM, BEM, DEM). L’implementazione di queste procedure, però, è in genere complessa ed ha il difetto di perdere il legame con il problema fisico in esame.
Il metodo delle celle si basa su una diversa astuzia, anziché affrontare le equazioni differenziali (fondate sull’astrazione teorica del punto per descrivere una realtà fisica discreta) esso effettua una formulazione discreta diretta delle leggi fisiche. Fissando l’attenzione direttamente su porzioni di spazio finite, le leggi fisiche del fenomeno in esame sono scritte cioè direttamente in termini discreti, partendo dalle leggi sperimentali. Ciò permette di costruire direttamente in forma algebrica le equazioni del campo fisico studiato conservando l’aderenza alla realtà fisica del problema preso in esame.
Meshless Method (MM)
I metodi accennati nella sezione “Analisi” di questo articolo sono piuttosto diffusi (in particolar modo il FEM), tuttavia essi presentano dei limiti che hanno spinto la tecnologia computer aided verso nuove soluzioni che fossero più flessibili, comportassero un minore sforzo di calcolo per i computer (la discretizzazione delle geometrie in elementi, triangoli o quadrilateri, con la creazione della mesh è un processo molto impegnativo per il calcolatore che richiede, tra l’altro, tempi non sempre accettabili) e raggiungessero un livello di precisione di calcolo analogo se non superiore. Al fine di superare tali limiti si è sviluppato un metodo basato su nodi anziché su approssimazioni della geometria, evitando quindi la fase di generazione della mesh (da cui il nome “Meshless” o “Meshfree”). Metodi quali il “Finite Point Method” (FPM) o il “Meshless Finite Element Method” (MFEM) o, ancora, “L’Extended Finite Element Method” (XFEM), condividono la capacità di discretizzare il dominio in esame solamente a livello di punti, o nodi, i quali sono posizionati all’interno della geometria e sul suo contorno. Nonostante l’apparente rivoluzione, i metodi meshless non hanno ottenuto un vasto consenso per problematiche di carattere matematico che non verranno trattate in questa sede vista la complessità dei temi da affrontare.
Prototipazione
RP - Rapid Prototyping
La prototipazione rapida (Rapid Prototyping - RP) consiste in un insieme di processi volti a realizzare modelli e componenti per addizione di materiale layer by layer a partire da un modello matematico tridimensionale ottenuto in ambiente CAD. Diversamente dalle tradizionali macchine, che operano una sottrazione successiva di materiale da un blocco nel quale è contenuta la forma che si vuole ricavare, i sistemi di prototipazione rapida fabbricano strati successivi di materiali che possono essere costituiti di volta in volta da liquidi, polveri, fili o laminati. Strato dopo strato, queste macchine ricostruiscono l'oggetto che rappresenta il modello matematico di partenza. Per questa ragione tale tecnologia produttiva è anche nota come Layer Manufacturing. Il prototipo viene disegnato tramite sistemi CAD 3D e poi convertito in un formato compatibile con il tipo di macchinario che si va ad utilizzare. Lo standard grafico attuale è il "Solid to layer" o STL. Questo formato prevede la tassellizzazione (o mesh) delle superfici interna ed esterna del pezzo attraverso poligoni triangolari. L'approssimazione di superfici curve attraverso facce triangolari introduce inevitabilmente un errore il quale viene valutato misurando la distanza tra il baricentro del triangolo e la superficie originaria. E' possibile aumentare la densità dei triangoli in presenza di una superficie curva del modello per raggiungere l'approssimazione richiesta.
RC - Rapid Casting
Il Rapid Casting è una tecnica che sfrutta opportuni metodi di prototipazione rapida (ad es. SLS - Selective Laser Sintering) per ricavare un modello a perdere da utilizzare poi nella fusione a cera persa. Questo significa che il tradizionale modello di cera, realizzato per farne lo stampo in argilla, è ora sostituito da uno realizzato con materiale polistirenico mediante stampa 3D di un file STL proveniente direttamente da disegno CAD 3D. Dopo aver realizzato il modello a perdere, la procedura prosegue sottoponendo il modello stesso ad infiltrazioni con cera per renderlo meno fragile e aumentarne l'evacuabilità. Segue il rivestimento in bagni di ceramica prima di evacuare il modello a perdere con flash firing o in autoclave. Infine viene cotto il guscio ceramico e tutto è pronto per la fusione della lega, la colata nello stampo ottenuto, il raffreddamento, la riduzione del guscio, la pallinatura, il taglio primario dell'alimentazione ed i trattamenti termici necessari.
VP - Virtual Prototyping
Il Virtual Prototyping rappresenta una fase fondamentale del processo di sviluppo di un prodotto, esso consiste nell'utilizzo di software CAD - CAE al fine di confermare la validità di un progetto prima di avviare la produzione fisica del prototipo (ossia il primo modello di una serie). Ciò avviene creando al computer dei modelli virtuali tridimensionali (fasi di concept, redesign, restyling) di ogni singolo elemento di un prodotto; ogni parte viene poi unita alle altre in un assieme come se il modello fosse reale. I software CAD - CAE permettono così di valutare il comportamento, la bontà e la funzionalità di ogni componente, sia esso considerato singolarmente oppure considerato in relazione alle altre componenti con cui vi è interazione, come se il prodotto si trovasse nel mondo reale. Una volta effettuata una prima analisi atta a confermare la direzione di sviluppo da intraprendere possono comunque essere realizzati dei modelli di forma (maquette) sia con tecniche di tipo tradizionale, sia mediante il Rapid Prototyping. L'utilità del Virtual Prototyping emerge, oltre che per la definizione del progetto, anche per la fase di presentazione del prodotto.
VR - Virtual Reality
La Realtà Virtuale offre un'esperienza di visualizzazione più coinvolgente rispetto all'ordinaria visualizzazione sul monitor di un computer. L'utilizzo di sistemi stereoscopici (adottati per la realizzazione di filmati e presentazioni in tre dimensioni) permette di percepire l'oggetto rappresentato in video con un realismo sorprendente. Questo consente di verificare quanto un dato progetto risponda all'idea d'origine; è inoltre possibile valutare in tempi molto brevi eventuali variazioni di forma e colore effettuando veloci rendering.
RM - Reverse Modeling
Per Reverse Modeling si intende modellazione inversa: invece di disegnare/modellare un oggetto mediante il computer, ovvero partendo da dati precisi di forma e dimensione, si effettua l'operazione inversa andando ad acquisire i modelli di oggetti già esistenti (ad esempio mediante "Laser scanning") ricavando così le matematiche dell'oggetto (misure lineari, spessori, diametri, sezioni o superfici di best-fitting). L'acquisizione tridimensionale, ovvero il passaggio dall'oggetto fisico alla sua rappresentazione digitale, può essere effettuata attraverso la fotogrammetria digitale (Digital photogrammetry) o tramite la scansione laser (Laser scanning) o, ancora, tramite l'integrazione dei due sistemi.
Produzione
CAM
L'acronimo CAM "Computer-Aided Manufacturing" sta a significare "fabbricazione assistita dal computer". Trattasi di una categoria di prodotti software che analizzano un modello geometrico bi o tri-dimensionale e generano le istruzioni per una macchina utensile a controllo numerico computerizzato (CNC) atta a produrre un manufatto avente la forma specificata nel modello. Nell'immagine a lato è possibile osservare il controllo eseguito dal software cam durante una fresatura a 5 assi di una pala di un'elica.
PDM
PDM sta per "Product Data Management" ovvero "gestione dei dati di prodotto", si tratta di una tipologia di software in grado di raccogliere informazioni su un dato prodotto. Questo strumento risulta fondamentale al fine di archiviare numerosi progetti classificati non solo sulla base di un nome, bensì anche sulla base di un codice univoco, di metadati, della storia del prodotto e delle sue specifiche caratteristiche tecniche. In tal modo è possibile ad esempio risalire ad un documento dai dati di un cartiglio o tramite le caratteristiche di un dato prodotto (es. la ricerca di tutti i progetti delle bielle in lega di titanio prodotte con interasse uguale o inferiore ai 130mm). Risulta di conseguenza molto facile verificare anche l'evoluzione di un dato prodotto (es. geometria, materiali, metodi produttivi, test, controlli effettuati, costi di produzione, tempi di produzione, processi impiegati, ecc.) ed il suo ciclo economico all'interno dell'azienda.
PLM
Il PLM, vale a dire "Product Lifecycle Management" ovvero "gestione del ciclo di vita del prodotto", è uno strumento informatico (strategico) che consente di amministrare le informazioni, i processi e le risorse connesse con il ciclo di vita dei prodotti e dei servizi, realizzati da una determinata azienda, al fine di ridurre tempi, costi e rischi, nonché aumentare la qualità. Grazie ad un accesso condiviso a tutti i dati relativi allo sviluppo, il lancio, la modifica ed il ritiro di prodotti o servizi dal mercato, è possibile innovare un prodotto o servizio lungo tutto il suo ciclo di vita in tempi rapidissimi come se il prodotto venisse curato da un unica mente che gestisce un unico fondamentale archivio di dati.
Se ad esempio si sta producendo un freno di emergenza per ascensori, tutti coloro che partecipano alla progettazione (ideazione e sviluppo), realizzazione, distribuzione (lancio sul mercato e ritiro) del prodotto hanno modo di accedere ad un unico archivio centrale (sempre aggiornato in tempo reale) che fornisce informazioni su tutto quello accade al prodotto a partire dall'idea fino alla vendita dello stesso. Ogni addetto può verificare in ogni momento quali materie prime occorrono e se queste sono disponibili in magazzino, quali macchinari, strumenti, utensili (e quant'altro) sono necessari per la produzione e quale sia la loro disponibilità o, magari, i tempi di realizzazione di ogni pezzo o, ancora, quali problematiche si riscontrano frequentemente nell'impianto di produzione e così via. Ogni operatore inoltre può lasciare un feed-back, visibile da tutti i suoi colleghi, per informare che vi è un errore da correggere o un difetto riscontrato o una modifica che il ciclo di vita del prodotto dovrebbe subìre per ridurre i tempi ed i costi di produzione. Nonostante l'archivio centrale sia sempre visibile da tutti gli adetti, solo parte di essi detiene i permessi per accedere al sistema e modificare l'archivio. Ciò evita la confusione, gli errori e garantisce il rispetto delle mansioni assegnate. Si tratta quindi di un approccio alla produzione basato su un insieme di tecnologie, su metodologie di organizzazione del lavoro collaborativo e sulla definizione dei processi. L'interazione di un simile strumento con i sistemi CAD, CAM, CAE, nonchè fogli elettronici e file di testo, è d'obbligo.
CAPP
Con la sigla CAPP si intende il "Computer Aided Process Planning" ovvero la tipologia di software che si adotta nelle fasi di produzione industriale per leggere le informazioni di prodotto, le informazioni di processo e le informazioni di sistema, dialogando costantemente con i software CAD e CAM prima mensionati, al fine di calcolare i migliori metodi da adoperare per realizzare un prodotto.
CAQC
L'acronimo CAQC indica "Computer Aided Quality Control", si tratta di una tecnologia software in grado di eseguire il controllo qualità tramite ispezione (CAI) e test dei prodotti realizzati (CAT). Il Computer Aided Quality Control, come per i sistemi Computer Aided Process Planning, è integrato con i sistemi CAM e CAM con i quali dialoga costantemente per un controllo totale sulla produzione.
CAI
Il controllo qualità assistito dal computer (elaboratore o calcolatore che dir si voglia) prevede una fase di ispezione che viene denominata CAI ovvero "Computer Aided Inspection".
CAT
Il controllo qualità assistito dal computer prevede inoltre una fase di test che viene denominata CAT ovvero "Computer Aided Testing".
Soluzioni Open Source
Dietro suggerimento dei lettori gradiremmo inserire proposte di software Open Source utili alla progettazione, prototipazione e produzione di un qualunque prodotto, oggetto, organo, assieme, dell'industria meccanica, meccatronica, ecc. Segnalateci i nomi dei software che avete gradito, gli aspetti positivi, quelli controversi, il divario con i software a pagamento, i vuoti da colmare e quant'altro. Grazie.
